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COME SI CONTRAE LA LEISHMANIOSI? Non è assolutamente vero che l'uomo si ammala stando a contatto con animali malati.L'unico mezzo di contagio è SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IL FLEBOTOMO,dopo 4-20 giorni che ha avuto un pasto di sangue su un animale o umano non solo malato, ma in fase acuta e sintomatica. In altre parole,se il cane è sieropositivo, ma "curato" e controllato,c'è un 90% di possibilità che il flebotomo di turno NON si contagia assumendo il suo sangue.
Perché se un uomo viene morso da un cane con la leishmaniosi, o tocca il suo sangue , non si ammala? Perché il le leishmanie presenti nel sangue del cane, prima di poter essere infettive per uomo o animali, devono obbligatoriamente subire una trasformazione, che può avvenire solo ed esclusivamente nel corpo del flebotomo. CHE COS'è LA LEISHMANIOSI. La leishmaniosi è una malattia parassitaria a decorso cronico causata da microrganismi L. infantum, che colpisce principalmente il cane, è trasmessa con la puntura di un insetto simile alla zanzara, chiamato pappatacio o flebotomo, essi pungono anche l'uomo che può infettarsi della stessa malattia. Essa è già diffusa in tutt' Italia La malattia demolisce il sistema immunitario del cane I sintomi dell' infezione si manifestano con dimagrimento, emorragie dal naso, rarefazione del pelo sulla testa, ulcere della pelle. crescita eccessiva delle unghie, quasi come artigli ma spesso non hanno nessuno di questi sintomi, per questo motivo è necessario controllare annualmente il proprio cane. Nell' uomo si manifesta con febbre irregolare, deperimento, stanchezza, ingrossamento della milza e del fegato, emorragie di sangue dal naso. Ad oggi non si conoscono ancora terapie in grado di eliminare definitivamente la malattia anche se le cure attuali sono in grado di rallentare notevolmente il suo decorso. Il FLEBOTOMO o PAPPATACIO
  Sono insetti di piccola taglia (2-3 mm), somiglianti a zanzare miniaturizzate. Come le zanzare, infatti, sono ditteri, ma contrariamente a queste la loro attività notturna non produce il classico ronzio delle zanzare (da pappatacio = pappare in silenzio). Di colore giallo chiaro, si riconosce dagli altri insetti perchè il torace con l'addome forma un'angolo quasi retto e le ali sono ricoperte da una fitta peluria, quasi invisibile a occhio nudo. Le specie conosciute sono circa 700 ma quelle diffuse in Italia principalmente sono sei-sette. Come per le zanzare solo la femmina si nutre di sangue necessario alla fecondazione delle uova, dalle quali nascono le larve che, essendo terricole, vivono nel terreno umido, in totale oscurità nutrendosi di materia organica in decomposizione. Il picco di massima attività va dalla mezzanotte a un'ora prima del sorgere del sole. La loro puntura è quasi sempre indolore, difficilmente ci si accorge di essere punti. Il loro ciclo di vita è legato al clima, generalmente favorevole la stagione calda (aprile-ottobre) ma comunque in inverno le larve entrano in una fase di pausa. Essi sono attivi già al tramonto fino all'alba, hanno un volo breve ma se aiutati dal vento posso spostarsi più lontano, di giorno si nascondono in luoghi freschi e umidi, anfratti dei muri, crepe degli alberi o materiali stoccati in piazzali.
LA TRASMISSIONE Sia il cane che l'uomo contraggono la malattia solo ed esclusivamente con la puntura di un flebotomo infetto. PREVENZIONE e PROTEZIONE Disinfestare frequentemente le cucce all'aperto, sottoterrazzi, anfratti e altri posti dove possono rifugiarsi i flebotomi con prodotti generalmente usati per zanzare. Evitare di accatastare materiali all' esterno perche ciò offre rifugio per flebotomi e anche zanzare. Il flebotomo punge di notte, se il cane dorme fuori le probabilità di infettarsi sono altissime. Per l'uomo, durante le ore notturne, usare un abbigliamento che copre il più possibile e utilizzare repellenti specifici, applicare zanzariere alle finestre. Per il controllo ambientale esistono in commercio trappole per zanzare e flebotomi ATTENZIONE. Non vi è alcuna intenzione di pubblicizzare alcunchè ma data la gravità del fenomeno mi permetto di pubblicare foto e indicare dove reperire tale materiale. http://www.giacomello.eu/TRAPPOLEperZANZARE.html
  Chiunque venga a conoscenza di nuovi strumenti è pregato di segnalarlo prima possibile. N.B. Le trappole in foto NON sono ancora state provate personalmente, ne è stata ordinata una e verrà testata nell'estate prossima ( 2009 ). I risultati saranno pubblicati in questo articolo.
COME EVITARE CHE IL NOSTRO CANE POSSA AMMALARSI? SE ABBIAMO IN CASA UN CANE GIA' MALATO, COME EVITARE CHE SI DIFFONDA LA MALATTIA AD ALTRI FLEBOTOMI VETTORI? Basta mettere al cane un collare Scalibor, si compra in farmacia , l'effetto dura circa 6 mesi. Questo collare è impregnato di un repellente che allontana i flebotomi e riduce le possibilità di venir punto. Sul tema, è stata fatta una ricerca scientifica,i cui risultati sono stati divulgati nel forum sulla Leishmaniosi,tenutosi in Spagna nel 2002. E' stato fatto un esperimento( a cura dell'ISS di Roma, Università di Medicina Veterinaria di Napoli, Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Portici,Università di Medicina Tropicale di Londra) in vari paesi dell'area vesuviana. Il collare Scalibor è stato applicato sul 70% della popolazione canina di San Sebastiano al Vesuvio, ( 500 cani)e solo 1 su 80 si è ammalato. Il collare è stato applicato anche su 650 randagidi Torre del Greco e solo 1 su 160 si è ammalato. IL COLLARE SCALIBOR , APPLICATO SUL CANE,PROTEGGE INDIRETTAMENTE ANCHE L'UOMO : nei suddetti paesi, si è visto che,contemporaneamente all'utilizzo di collare Scalibor, la malattia è diminuita non solo nei cani, ma anche negli esseri umani Per proteggere noi stessi, che rischiamo la puntura del flebotomo sempre (e non a contatto con il cane!) basta usare dei repellenti antizanzare che si trovano in erboristeria o farmacia e soprattutto bonificare l'ambiente esterno con trattamenti chimici specifici e trappole antizanzare. COME COMPORTARSI CON IL CANE MALATO? Basta curarlo con le opportune medicine e mettetegli un collare Scalibor da aprile a fine ottobre.
Unica cura: la prevenzione. La leihsmaniosi una malattia grave che colpisce sia l’uomo che il cane, essa è causata da un piccolo parassita il flebotomo, simile a una zanzara ma leggermente più piccolo lungo circa 3 mm di provenienza dai paesi dell’area tropicale ma oramai diffusosi anche in tutti i paesi del bacino mediterraneo Essa si trasmette attraverso la puntura di un flebotomo infetto che a sua volta ha già succhiato il sangue di un soggetto uomo o cane, già infetto. Una volta contagiati, si rimane portatori a vita, in quanto le terapie attuali sono in grado di ridurre i sintomi ma non di portare alla completa guarigione. La contrazione della malattia può presentare varie sintomatologie a seconda dei casi alcuni cani presentano lesioni cutanee perdite di sangue dal naso, dimagrimento. Se non curata in tempo, la leihsmania canina può portare alla morte dell’animale. In ogni caso la diagnosi del veterinario è essenziale, infatti deve essere effettuata da un professionista tramite esami del sangue. Si stima che la percentuale della popolazione canina infetta sia intorno al 20% con punte del 40% nelle zone costiere a clima caldo umido, zone in cui i flebotomi trovano un habitat ideale con un preoccupante aumento dei focolai infetti.
La diffusione è favorita oltre che da fattori climatici da condizioni socio-sanitarie carenti, da soggetti umani affetti da immunodeficienza acquisita e dalla concentrazione di animali infetti, e per la quasi TOTALE ASSENZA DI PREVENZIONE CONTRO LA RIPRODUZIONE DEI FLEBOTOMI. Recenti studi ne confermano la rapida espansione specialmente nelle aree più calde e umide dove l’attività dei flebotomi può durare tutto l’anno. Attualmente si trova in commercio un collare protettivo da applicare al collo del cane per tutta la stagione a rischio. Il principio attivo è la Deltametrina il cui preparato dovrebbe allontanare i flebotomi dall’animale. Per maggiori informazioni contattate il vostro veterinario, ed eventualmente il produttore. Intervet. Tel. 02 5168611 Inoltre è consigliabile far dormire in casa il cane, oppure applicare alla cuccia un telo-zanzariera, svuotare in terra, e non nei tombini l’acqua contenuta nella ciotola, in quanto le larve depositate dalle normali zanzare vengano eliminate prima che possano schiudersi. Costruire trappole per Flebotomi Questi piccoli insetti, durante le ore notturne, sono attratti da sorgenti luminose deboli (come le pile tascabili); se nei pressi della cuccia (oltre 10 metri) si pongono piccole sorgenti di luce circondate da carta oleata si creano delle trappole in cui i flebotomi rimangono prigionieri. Questo sistema può dare buoni risultati solo se viene approntato in ambienti bui. Per altre informazioni di prevenzione visitate il sito http://www.leishmania.it/ troverete ottimi consigli su come prevenire focolai larvali.
Leishmaniosi, forse in arrivo una cura. (Da “Il nuovo”) NAPOLI - Si chiama Imma Abbronzino la veterinaria che potrebbe aver scoperto la cura per la leishmaniosi, una malattia che colpisce soprattutto i cani, ma pericolosa anche per gli uomini, provocata da protozoi trasmessi dai flebotomi, ovvero quegli insetti simili a minuscole zanzare che succhiano il sangue. In Campania è endemica, soprattutto nella zona ai piedi del Vesuvio, ma è molto diffusa anche in altre regioni d’Italia, come il Lazio e in parte la Toscana. Il problema si ripresenta con maggiore virulenza e frequenza ogni estate, quando il caldo e l’umidità favoriscono la proliferazione della zanzare. Non si tratta di una malattia contagiosa. La si può contrarre solo in seguito alla puntura di un insetto portatore, motivo per il quale un cane o un uomo ammalato non mettono in pericolo altri elementi dello stesso branco o della stessa famiglia. Negli ultimi anni i casi sono aumentati in maniera esponenziale tanto che oggi si pensa che sia stata colpita la metà della popolazione canina residente a Napoli e provincia. I primi sintomi sono minimi, appena percettibili dagli occhi attenti di un padrone amorevole - crescita delle unghie al di là del normale, depigmentazione del tartufo – ma col progredire della malattia, se non viene curata, la salute del cane, che inizialmente non si rende conto di nulla perché non soffre, peggiora: inizia a perdere il pelo, compaiono delle ferite, la pelle si cosparge di piaghe, i tessuti si necrotizzano, le croste cadono e il cane perde sangue. La conseguenza più drammatica e molto diffusa è la morte dell’animale. Non esiste un vaccino. Si può solo cercare di prevenire il problema con l’uso assiduo di antiparassitari e cautele a difesa del cane, come l’abitudine di non farlo stare all’aperto nelle ore in cui ci sono le zanzare, durante la notte e soprattutto al tramonto, o con l’accortezza di evitare ristagni d’acqua, come quella raccolta dai sottovasi o presente in stagni e fontane, con l’accensione di zampironi e l’uso di altri insetticidi. In poche parole tutto ciò che suggerisce il buon senso. Utile per il cane come per l’uomo. Ma non sufficiente. Negli ultimi anni infatti le zanzare sono diventate in molti casi resistenti ai più diffusi insetticidi, divenuti così inefficaci, e sono aumentate di numero, forse in conseguenza dei cambiamenti climatici che si sono verificati anche nel nostro Paese, la pioggia di quest’estate alternata a un caldo umido intenso non ha fatto che peggiorare la situazione già grave. Ci sono poi cani più a rischio di altri. Quelli che hanno il pelo corto ad esempio, rispetto a quelli con il pelo lungo. E ci sono parti del corpo inevitabilmente vulnerabili: il muso, il tartufo, le orecchie, la pancia.Insomma non c’è modo di evitare totalmente le punture di zanzare. Si può solo cercare di limitarle. Di conseguenza si sta al caso. Se tra gli insetti ce n’è uno portatore di leishmania, il cane verrà, in caso di puntura, contagiato. Per questo i veterinari più attenti consigliano di ripetere per ogni cane l’esame del sangue almeno due volte l’anno, normalmente prima e dopo l’estate, in modo da scoprire tempestivamente l’eventuale insorgere della malattia. Nel caso in cui l’animale stia bene l’esito dell’esame sarà negativo, altrimenti viene indicata una presenza variabile di anticorpi, abitualmente descritta come un rapporto di diluizione: 1:40 o 1:80 rappresentano gli stadi iniziali della leishmaniosi, mentre gli stadi più avanzati sono contrassegnati da una presenza di anticorpi pari a 1:2.500. Fino ad oggi una volta scoperta la malattia, il medico ha sempre consigliato una terapia farmacologica basata sull’iniezione di antibiotici che consentono non una vera e propria cura che possa far guarire il cane, bensì un’azione di contrasto per impedire l’evolversi della patologia stessa, comunque latente. Con un ciclo di iniezioni, in un mese il cane sta meglio, ma la malattia non sparisce e anzi può peggiorare in qualsiasi momento, motivo per il quale periodicamente si deve ripetere la cura, “con la conseguenza – spiega la dottoressa Abbronzino – che con il passare degli anni anche i cani nelle migliori condizioni subiscono dei danni irrimediabili all’organismo; di fatto la terapia farmacologica impedisce la morte immediata, ma sul lungo periodo si può constatare che si tratta solo di un ritardo”.
Tutt’altro discorso per la cura omeopatica che la dottoressa Abbronzino ha sperimentato su una decina di cani. “Troppo pochi – spiega – perché il risultato possa essere ritenuto scientificamente attendibile, motivo per il quale ufficialmente a tutt’oggi non esiste”. “Perché la cura acquisisse validità riconosciuta dovrei procedere con una sperimentazione, ad esempio in un canile con cento animali ammalati, dove poterne curare una cinquantina in modo tradizionale e la parte restante con la cura omeopatica in modo da poter confrontare i risultati” .Ma per far ciò ci vuole la disponibilità di una struttura, ci vogliono fondi e ci vuole un’apertura mentale che l’omeopatia in Italia non si è ancora conquistata, per questo per il momento mi limito a proporre questa possibilità privatamente, ai clienti che penso possano apprezzare e capire i miei sforzi, senza però poter offrire garanzie. Fino ad oggi infatti ho sempre ottenuto risultati positivi, ma non avendo fatto una sperimentazione su ampia scala non sono in grado di dire che limiti potrei incontrare, se con qualche cane potrebbe non funzionare... le variabili sono molte: le condizioni dell’animale, l’età, lo stato di avanzamento della malattia”.
Esile, occhi scuri e un sorriso accattivante, per ora Imma Abbronzino si accontenta di qualche soddisfazione professionale, della felicità dimostrata dai propri clienti quando hanno scoperto che i loro cani, che pensavano spacciati, erano in realtà guariti. L’ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda due beagle di tre anni. Per entrambi la malattia era stata riscontrata a fine giugno, con il consueto esame del sangue. 1:40 per uno, 1:80 per l’altro, era stata la diluizione certificata dal laboratorio di analisi per la presenza di anticorpi. Dopo due mesi di cure quotidiane, con un nuovo prelievo l’esito degli esami è stato per entrambi negativo.Dovranno proseguire il trattamento per almeno un anno, e ripetere gli esami ogni due mesi per altre due volte. “Dopo tre risultati negativi consecutivi, si può considerare il cane guarito – assicura la dottoressa Abbronzino – anche se esiste la possibilità di contrarre la malattia nuovamente, in futuro, in seguito ad un’altra puntura di zanzara”. E se nel caso dei due beagle si potrebbe obbiettare che erano a uno stadio iniziale della leishmaniosi, la dottoressa Abbronzino racconta comunque di aver ottenuto risultati soddisfacenti anche con un cane che invece presentava valori altissimi, 1:2500. Con il tempo i valori si sono di volta in volta dimezzati fino a raggiungere la soglia minima di 1:80, da cui probabilmente non si otterrà mai la negativizzazione, ma il cane è comunque salvo. E ciò è quanto basta a questa trentenne che con passione non cerca né gloria né pubblicità, ma lavora esclusivamente e tenacemente per il bene degli animali che si trova a curare. Per loro ha già combattuto altre battaglie in passato, in un territorio e in un Paese dove comunque la tendenza è quella di considerare un animale inferiore all’uomo, e per questo la sua vita meno importante. Ma a lei non importa. Ha lottato, con alcuni risultati, anche se ancora la battaglia non è finita, per la diffusione di medicinali veterinari nella farmacie napoletane, dove fino a due anni fa molto spesso alcuni farmacisti negavano semplicemente l’esistenza di alcuni prodotti per non doverli ordinare, sostituendoli arbitrariamente con altri per uso umano. Oggi questo non è più possibile grazie a una legge varata circa un anno fa, che impone al farmacista di consultare il veterinario curante per l’eventuale sostituzione di un farmaco.
Nel caso dei prodotti omeopatici, non sono diffusi capillarmente come quelli farmaceutici. In parte perché meno richiesti, in parte perché meno costosi e per questo osteggiati dalle ditte farmaceutiche che evidentemente perderebbero una cospicua fetta di guadagni se l’omeopatia si affermasse. Nel caso della cura per la leishmaniosi messa a punto dalla dottoressa Abbronzino per esempio, sono necessari tre prodotti: Sulfur 200 ch, Mercurius solubilis 30 ch e Iodum 30 ch, tutti venduti in confezioni dal costo medio di 6 euro a tubetto.
La cura è basata sulla somministrazione quotidiana delle pillole (per cui è assolutamente da evitare il contatto con le mani o con oggetti in metallo, che ne annullerebbero l’effetto) con la seguente scadenza: una di Sulfur ogni dieci giorni, e una di Mercurius e di Iodum negli altri giorni, un’ora prima o tre ore dopo i pasti. Considerato che un tubetto di Iodum contiene circa 80 granuli, uno di Mercurius 140, e uno di Sulfur circa 200, con una scadenza, se acquistati oggi, che oscilla tra il 2006 e il 2007, si deduce immediatamente quanto sia modesta la spesa. Decisamente inferiore rispetto alla tradizionale cura farmacologica, l’unica oggi riconosciuta ufficialmente.
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