La storia di un caneTratto da un racconto vero di una Volontaria del canile di Pesaro.
"NONNO" Nonun, come lo chiamavamo sempre, è morto la sera del 29 novembre del 2000. Aveva circa 17 - 18 anni, quasi tutti vissuti nel canile pubblico di Pesaro, ad iniziare dal terrificante canile-lager ubicato all'interno del mattatoio fino al 1991.
Ho conosciuto Nonun nel 1990 quando, come volontari, siamo riusciti ad entrare nel canile-lager del mattatoio di Pesaro. Lui è stato subito battezzato NONNO perché sembrava il più vecchio. Questo grosso cane nero ci colpì perché stava sempre seduto appoggiato al cancello della sua gabbia con lo sguardo rivolto verso il cielo. Solo così poteva vedere fuori dalla sua galera fatta di muri luridi, umidità, escrementi e sporcizia, odori insopportabili e fame.
Dopo alcuni mesi di lotte con le amministrazioni pubbliche e la ns.occupazione del mattatoio in segno di protesta per il canile fuorilegge, finalmente è arrivata la chiusura della struttura ed il trasferimento dei cani sul terreno a S. Veneranda. Dopo mesi, forse anni, Nonno ed i suoi amici hanno rivisto il mondo, la vita all'aria aperta.
E fu di nuovo Nonno a commuoverci con i suoi semplici, ma espliciti, gesti di felicità. Appena sistemato alla sua pesante catena di circa 4 metri, Nonno si gettò a terra ed iniziò a ruzzolarsi, grattarsi e pulirsi nell'erba secca. E si guardava intorno in continuazione. La sua soddisfazione era tale da far apparire questa sua nuova sistemazione precaria (che sarebbe durata per lunghi anni) una fortuna.
Negli anni successivi Nonno venne considerato tra i cani "difficili" del canile. Aveva un carattere particolare e solo alla sottoscritta era permesso accarezzarlo, ma senza eccedere! Con gli altri cani si imponeva molto e non accettava sottomissioni. Nell'autunno del 1997 venne colpito da una paralisi parziale e vedendo questo vecchio amico in condizioni di grave sofferenza, lo adottai per curarlo e dargli una vita migliore. Il Nonno guarì in breve tempo ed un'amica generosa ospitò il Nonno per oltre un anno nella sua pensione per cani.
Ma nella primavera del 1999 Nonno si stava lasciando morire, probabilmente non aveva più voglia di vivere in un canile. In fin di vita lo portai finalmente a casa mia e senza alcuna terapia, perché il Nonno non era malato ma solo vecchio e triste, dopo 2 giorni ricominciò a mangiare, a rialzarsi, a guardarsi intorno.Nonno si ristabilii totalmente ancora una volta e rimase a casa mia, un piccolo appartamento, con qualche sacrificio per entrambi....
Dopo un vita di stenti, di sofferenza, di trattamenti sicuramente non amorevoli, finalmente Nonno aveva una casa, una sua grande cesta dove dormire al caldo, tante coccole (inizialmente accettate con aria sospettosa), un'alimentazione corretta e altri due amici cani con i quali andava d'accordo. Ma soprattutto aveva la libertà..
Dopo una vita in gabbia o legato alla catena, senza mai muoversi da lì, i momenti delle passeggiate quotidiane diventarono per Nonno ore di felicità, che lui attendeva con puntualità svizzera. Non si fermava mai, passeggiava nel parco senza sosta, come se dovesse recuperare tutti gli anni perduti. Nonostante le gambe incerte a causa dell'età e dei tanti anni di immobilità alla catena, il Nonno, se poteva, faceva chilometri, annusando tutto, facendo amicizia con altri cani e con persone, imparando persino le regole del traffico a lui necessarie.
Il Nonno dal carattere difficile e burbero, diventò un cagnone gentile, timido e un po' fifone. Per lui, come per tutti gli essere sensibili, era sufficiente offrirgli una vita giusta (perché di giustizia si tratta), fatta di quelle attenzioni che dovrebbero essere il diritto di ogni cane.
Questo cagnone buffo, al canile etichettato "cattivo", si è rivelato dolce ed affettuoso. Sicuramente a ragion veduta il Nonno diffidava delle persone e solo dopo molti mesi, - lui che era timido e timoroso, cominciò a guardarmi negli occhi, a comunicare con gli occhi.
Quando lavoravo al computer, lui stava sotto il tavolo; di notte, lui dormiva sulle mie ciabatte accanto al letto; quando preparavo da mangiare, lui era davanti al frigorifero, speranzoso che si aprisse. Quando andavamo a spasso, lui verificava sempre dov'ero io e non si allontanava mai troppo da me.
Credo che il Nonno sia morto serenamente, tranquillo tra le mie braccia. Mi mancherà tanto questo cagnone gentile, vivere con lui è stata una delle esperienze più gratificanti della mia vita con gli animali. ---------
Spero che questo breve racconto possa invogliare altre persone ad adottare un cane vecchio o sofferente da un qualsiasi canile dove tanti cani muoiono di solitudine e di tristezza e nessuno si ricorda di loro.
Con affetto. Bodil.
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